Brava Elena!!!!! Hai centrato la causa principale!

Per fare un discorso un po’ organico occorre però partire più da lontano (vista la vostra attenzione e curiosità ormai sono convinto di non annoiarvi più di tanto)!

Le necessità alimentari degli ungulati si valutano, di norma, in Unità Foraggiere (UF); 1 UF corrisponde a un Kg di orzo o a 2,5 Kg di fieno di prato stabile; di erba (molto più “acquosa) ne occorrono circa 6-8 Kg. Detto questo consideriamo il fabbisogno medio di mantenimento di un cervo adulto in libertà, che è di circa 1,5 UF al giorno (ho considerato un valore intermedio fra quelli indicati da vari autori; occorrerebbe anche valutare la componente percentuale in proteine digeribili, ma credo che il discorso si complicherebbe troppo rispetto alle nostre esigenze). Questo fabbisogno resta più o meno costante nel cervo maschio per un periodo di tempo piuttosto lungo (sono esclusi solo i circa 4 mesi della ricrescita dei palchi ed il periodo riproduttivo), mentre nella femmina, da un valore iniziale leggermente più basso di quello medio (1,2-1,3 UF), si registra un aumento progressivo del fabbisogno, prima nei circa 8 mesi di gravidanza (incremento simile a quello necessario al maschio per ricostruire i palchi), poi nel periodo dell’allattamento (picco massimo alla 5a settimana dalla nascita in cui necessita di ben 2 UF al giorno).

Completiamo il discorso con alcune altre considerazioni conseguenti anche alle domande di Leo:
non ci sono differenze sostanziali fra maschio e femmina circa la quantità di cibo ingerito o la frequenza di masticazione e ruminazione, mentre per il mantenimento del calore corporeo (come detto da Leo) le femmine, essendo più piccole, disperdono più calore;
i maschi pascolano più di notte che di giorno in tutte le stagione e svolgono minore attività fisica negli spostamenti e passano anche più tempo nei loro “nascondigli” (siamo sempre più riservati!!!).

Ed ecco quindi spiegato perché le femmine dedicano più tempo all’alimentazione.
Terminiamo dicendo che la composizione della dieta è molto variabile nelle stagioni comprendendo in inverno fino all’80% di alimenti tratti da piante arboree, mentre in piena estate oltre il 70% degli alimenti è costituito da erbe di prato e pascolo;
lo scortecciamento alimentare di alberi e arbusti, oltre che alla carenza invernale di cibo, è dovuta alla necessità di “fare scorta” di calcio (di cui le cortecce sono ricche) che servirà per il rinnovo del palco nel maschio e per un corretto sviluppo del feto nella femmina.
Direi che basta e ... forse avanza .... per ora ci fermiamo qui.
Ciao
La consapevolezza della bellezza della natura e il suo rispetto, sono patrimonio di chi la osserva e cerca di conoscerla.
Osservare ... Sapere ... Saper Osservare!
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